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La Chiesa

a cura di Alfredo Di Meo

Facciata della Chiesa di San CarloCi sono luoghi in cui sembra che il tempo si sia fermato da decenni, dove tutti i rumori della città sono respinti, dove polvere e segretezza sono stati per anni gli unici custodi.

Uno di questi, che Sessa Aurunca gelosamente nasconde, è la Chiesa si San Carlo Borromeo. Datare i vari periodi storici è arduo, ma di certo è che intorno al secolo XII, “nel borgo inferiore” sorgeva una Cappella dedicata al culto della Beata Vergine della Neve. Nell’arco di tempo fra il 1211 e il 1253, epoca in cui San Francesco d’Assisi dimorò nella città di Sessa, un proselito di frati ampliò e trasformò la già esistente cappella in un protoconventino intitolato al culto di San Francesco “dei pignatari”.

Nell’anno 1615, fu fondata una “compagnia di laici” – l’attuale Confraternita – la quale, sotto il patrocinio dei nobili governatori De Honuphriis, Rossi e Sorgente, ampliò nuovamente l’intera struttura. Nel 1995 fu riportata alla luce un’iscrizione marmorea che ci tramanda le memorie serafiche, con l’attenta lettura è indicata con esattezza storica l’anno del miracolo di San Francesco a Sessa. MCCXI è l’anno in cui furono ultimati i lavori della nuova chiesa: “IN CULTUM DI: CAROLI BORRHOMAEI ERECTO NUNC DE NUO.../AB ORBE REDEMPTO/MDCCLV”.

Rivisitando i vari periodi storici, l’attento visitatore può notare come l’intera struttura si presenta composta da due distinti corpi di fabbrica: una parte superiore e una parte inferiore dove nette sono le differenze artistiche e funzionali.

Oggi la parte superiore presenta una facciata barocca con campanile a due ordini, provvisto di finestre mistilinee e una cuspide piriforme. L’interno è a navata unica con volta a botte lunettata e unghie. Presenta quattro cappelle, due per lato, con capitelli decorati con foglie d’acanto rovesciante. La prima cappella a destra presenta una tela del ‘700 raffigurante la “Madonna con Bambino tra i Santi Agostino e Lazzaro”, la seconda custodisce il “gruppo della Deposizione”.

Le cappelle alla sinistra contengono una il busto ligneo raffigurante "San Giuseppe con bambino", l’altra è dedicata al culto del Santo dei poveri “San Lazzaro”.

Sopra la porta d’ingresso di notevole pregio artistico vi è la cantoria lignea. Il presbiterio privo di cupola presenta un altare in marmi policromi con una tela raffigurante “San Carlo Borromeo durante l’atto perenne d’adorazione”.

Sui due lati, di notevole interesse, sono raffigurati in due ovali il regnante Carlo III e sua moglie Maria Luisa. La pavimentazione dell’intero complesso è in maioliche del XVIII secolo con decorazioni di foglie, fiori e conchiglie. La sagrestia presenta sul fondo una tela del ‘700: “La Vergine della Neve con Bambino tra Santi Agostino e Carlo Borromeo” e una volta a padiglione nella quale sono presenti tracce d’affreschi.

La sagrestia riportata agli antichi splendori con il restauro del 2005 contiene la tela settecentesca d’ignoto autore raffigurante la parabola del “Banchetto del ricco Epulone” (vedi foto al lato), una tela di "Madonna col Bambino", una tela raffigurante "San Carlo Borromeo" nonchè il pregievole busto argenteo raffigurante sempre "San Carlo Borromeo".

"Saletta Funeraria" della Chiesa inferioreLa parte inferiore della chiesa è collegata a quella superiore da una scala di marmo alla quale si accede attraverso un’aula di disimpegno (chiamata sala ex voto) dove sono custoditi voti in argento d’inizio secolo, suppellettili, documenti storici e due tele del ‘700 una raffigurante “Madonna con Bambino” e l’altra “San Carlo Borromeo”.

La cripta, modificata nel corso degli anni, al tempo del serafico frate d’Assisi conteneva una cella affrescata con l’immagine del Santo nell’atto della preghiera contemplativa (come riporta lo storico Sacco) mentre oggi si presenta con l’influenza dei caratteri artistici del XVIII secolo. Uno stupendo pavimento in riggiole del 1778, ottimamente conservato, raffigura una gran rosa dei venti, intrecciata da volute con una decorazione perimetrale che presenta una fascia di racemi e grappoli d’uva simboli dei doni eucaristici. Sul fondo dell’aula un piccolo altare policromo nasconde la scarsella voltata a botte sulla cui sommità si eleva la croce dei morti.

Sul lato sinistro si allunga con graziosità artistica in forma rettangolare la saletta funeraria, con quattro vasche, due per lato, sulle quali sovrastano dodici nicchie con piccoli seggi: qui erano posti seduti e legati i cadaveri, lasciati a decomporsi seconda una collaudata usanza d’altri tempi. In fondo alla saletta un dipinto della “Madonna delle sette spade con le anime del Purgatorio” sia la cripta sia la parte superiore della chiesa presentano ipogei di diversa grandezza nei quali, da recenti sopralluoghi, è stata notata la presenza d’opere romane “opus reticolatum”. Ed è nella saletta funeraria, Cripta della Chiesa di San Carlodove la presenza della morte vive in ogni suo elemento, che torna alla mente del visitatore o del fedele di turno il monito. “MEMENTO HOMO, QUIA PULVIS ES ET IN PULVEREM REVERTERIS!"

E' questo intrecciarsi d’elementi storici, di viva spiritualità, di profonde tradizioni fa si che questa chiesa sia parte integrante dell’animo del popolo di Sessa. Solo calandosi nella profonda “pietas” popolare dei sessani, solo interpretando i sentimenti che legano ciascun abitante di questa città alla sua terra, allora, e solo allora, si potranno trovare le motivazioni del perché questa chiesa da secoli è apostrofata col titolo di “TERRA SANTA”.

 
Bibliografia essenziale:
Sacco, L'antichissima Sessa pometia
Diamare, Memorie critico-storiche della Chiesa di Sessa
Perrotta, La Settimana Santa a Sessa Aurunca
Villucci, Sessa Aurunca Storia ed arte
Archivio storico della Confraternita

 

 

 

Sfogliate la nostra raccolta foto e potrete visionare la tante foto messe a disposizione dai confratelli e devoti che testimoniano la vita della Confraternita e le trasformazioni che ha avuto il Mistero della Deposizione nel corso degli anni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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