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La Confraternita: Cenni storici

                                                                                                    a cura di Francesco Marino

La confraternita di San Carlo Borromeo fu fondata nel 1615 da un gruppo di laici che, dopo aver restaurato l’antica chiesa di San Francesco, l’intitolò a san Carlo. L’attuale sede della Confraternita in origine era una piccola chiesa dedicata alla Beata Vergine della Neve (ancor oggi nella sacrestia se ne può ammirare una splendida icona), ma dopo la morte di San Francesco la chiesa fu dedicata al Santo per avervi trovato dimora nel suo soggiorno a Sessa. Alla chiesa di San Francesco ben presto il popolo le attribuì l’epiteto “dei pignatari” per la sua vicinanza alle officine degli artigiani che lavoravano la creta.

Dopo la sua nascita la Confraternita di San Carlo, parimenti alle altre Confraternite di Sessa, fu aggregata con l’omonimo sodalizio romano ospitato dalla chiesa di san Carlo al Corso, soprattutto per godere i benefici delle indulgenze concesse periodicamente dalla Chiesa. La Confraternita di San Carlo Borromeo era la più numerose fra quelle esistenti in Sessa con 125 confratelli ed era caratterizzata da leggi proprie che potremmo senz’altro definire corporativistiche per la più totale preclusione alle caste borghesi e nobili e l’ammissione esclusiva riservata ai ceti più poveri:artigiani, manovali e operai.

Le regole della Confraternita furono approvate dal re Carlo III con decreto del 30 maggio 1758 ed erano norme, come abbiamo visto, molto rigide particolarmente riguardo l’ammissione dei nuovi confratelli. I neo confratelli, infatti, erano tenuti a pagare in anticipo gli abiti congregali e nell’ipotesi in cui un confratello fosse passato, successivamente alla sua ammissione, a far parte di un ceto borghese o nobile, nei suoi confronti erano limitati certi diritti. La Confraternita di San Carlo non aveva alcun tipo di rendita, perciò faceva affidamento sulla generosità e sulla disponibilità dei confratelli che a turno, cercavano di alleviare le incombenze , raccogliendo offerte nei giorni di festa unitamente al priore e agli assistenti cui era fatto obbligo di questuare nelle campagne limitrofe. L’Assemblea dei confratelli rivestiva un ruolo fondamentale del pio sodalizio: deliberava su tutte le questioni di importanza rilevante, eleggeva l’Amministrazione nel giorno di Pasqua ogni due anni.

Contestualmente e parallelamente alla Confraternita nacque il Monte di San Carlo, una sorta di Confraternita bis che aveva particolari finalità. Le norme fondamentali che disciplinavano la vita del Monte di San Carlo, riguardavano essenzialmente gli scopi precipui e in particolare: che i confratelli del Monte fossero accompagnati alla sepoltura da venticinque confratelli e otto sacerdoti, che fossero sorteggiati obbligatoriamente dei maritaggi o sussidi alle figlie dei confratelli poveri e che fossero celebrate Sante Messe in suffragio dei confratelli defunti. Le regole del Monte di San Carlo furono munite di regio assenso da Ferdinando IV di Borbone il 28 giugno 1763. Il Monte continuò ad operare fino al commissariamento delle Confraternite da parte dell’Ordinario Diocesano dell’epoca Mons. Costantini.

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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